mensa dei defunti

STORIA E TRADIZIONE DEI DEFUNTI

Profondo è lo spirito dei viventi che aspirano a migliorare l’aldilà dei propri morti; oggi, con preghiere, messe, offerte, riti religiosi e nel lontano passato con riti pagani e sacrifici di animali.

Il percorso storico della sepoltura dei morti è vario, diverso, ha origini antiche, preistoriche. Ricordiamo le Piramidi degli Egizi, le Tombe degli Etruschi, i Campi dei Romani, le Catacombe dei primi cristiani e, via via nei secoli, la sepoltura nei sotterranei delle chiese, fino ai cimiteri costruiti fuori le mura o fuori città.

La tradizione che ebbe un prevalente eco, a cui la religione Cattolica diede maggiore riferimento fu la tradizione Celtica. Infatti, la Chiesa cercò di cancellare le antiche feste pagane, non abolendole, ma appropriandosene, conservando vivo solo la destinazione della data. Così, per cristianizzare il Capodanno Celtico o notte di Samhain, cioè notte di tutti i morti e di tutte le anime, il Papa Gregorio Il nell’835 spostò la festa di Ognissanti dal 13 maggio al 1° novembre e nel 1475 il Papa Sisto IV la confermò obbligatoria. In seguito, la Chiesa dedicò il giorno successivo, cioè il 2 novembre, alla Commemorazione dei Defunti.

Nel corso dei secoli si affermavano in Italia altre tradizioni per il culto e la devozione dei defunti. In Romagna e altrove si credeva che Gesù Cristo desse il permesso alle anime, perché uscissero dall’oltretomba e andassero a trovare i luoghi della loro ex dimora. In questo lungo percorso i defunti arrivavano stanchi, quindi bisognosi di CIBO e RISTORO. Di qui la tradizione diffusa nei secoli in Italia e altrove di preparare ai cari defunti, la sera della vigilia dei morti, una ricca tavolata e letti liberi, rifatti con lenzuola pulite e profumate.

MARIA “A BONÒUR” E LA MENSA DEI DEFUNTI

maria bonora

Lo spunto, l’occasione per la mensa ai defunti nacque oltre 40 anni fa, quando una vecchietta, minuta, esile, comperò al negozio di Maria a Bondur alcuni chili di dolcetti tra confetti, “canalin”, caramelle, biscotti vari. La vecchietta, notando la meraviglia della negoziante, quasi vergognosa, con voce tremolante disse: “non li mangio io, non sono per me, ma preparo una tavolata in onore dei defunti.

Il giorno del 2 novembre entrano nella mia casa i poveri, gli amici per mangiare qualcosa in ricordo e devozione dei defunti”.

Dopo un po’ la vecchietta morì. Maria “a Bondur” promise davanti al suo corpo senza vita, che avrebbe continuato lei l’usanza della tavolata dei defunti. Cosi fu. Dai primi anni del 1980 l’1 e il 2 novembre Maria “a Bonour” ha preparato sempre la tavola del defunti, non solo con cioccolatini e caramelle, ma con un pasto completo ed abbondante come se fosse una festa. Nel pomeriggio-sera del 1° novembre preparava la tavolata con antipasto, orecchiette al sugo, carne arrostita, frutta, dolci, bibite, vino, liquori. Nel frattempo friggeva le “pettole” e bolliva il grano, che offriva, poi, ai passanti o a chi entrava.

A mezzanotte del 1 novembre chiudeva la porta per lasciare la tavola libera e a disposizione della processione dei defunti che si protraeva, nella fantasia popolare, per tutta la notte. Lungo il cammino ogni defunto entrava nella propria abitazione, dove trovava il suo letto con lenzuola pulite e profumate.

La mattina del 2 novembre alle ore 9,00 apriva la porta e da quel momento fino al primo pomeriggio, chiunque poteva entrare a mangiare qualcosa. Ma… il 4 agosto 2007 Maria “a Bondur” moriva. Già si pensava nel paese che il 2 novembre 2007 non ci sarebbe stata la mensa dei defunti. Ma, le sorelle Margherita ed Emilia, i nipoti Angelo, Enzina ed altri, mantenendo la promessa fatta a suo tempo a Maria, prepararono la tavolata dei defunti, rispettando tutti i particolari della tradizione.

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CENNI STORICI

Dalle ricerche e interviste fatte, risulta che una verità storica è ormai confermata, tramandata oralmente dai nostri vecchietti, che dal 1800 molte famiglie nobili, aristocratiche di Ferrandina da Cantorio a Rago, da Bitonto a Lisanti, a Scorpioni e ad altri il 2 novembre aprivano i loro saloni per offrire un pranzo ai poveri in onore e devozione delle anime sante dei nostri defunti, In virtù di questa tradizione, si sperava che la mensa dei defunti non finisse con il 2007, ma fosse ripresa nel futuro, possibilmente, da un’Associazione Culturale o dall’Amministrazione Comunale o da un privato cittadino.

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